Opere di

Cinzia Bordon


Con questo racconto è risultata 5^ classificata ex aequo – Sezione narrativa alla VI Edizione del Premio di Scrittura Creativa dedicato a Lella Razza 2010


«I colori delle donne»

Fin da bambino, quando la mamma mi leggeva le favole, la nonna mi preparava torte deliziose e la zia mi sorprendeva con regali inaspettati, ho sempre pensato che le donne fossero esseri straordinari e affascinanti.

Poi, crescendo, ne sono stato definitivamente certo, senza preclusioni di sorta.

Amo le donne ragazze, ancora acerbe nei passi e nella visione della vita ma così aperte al possibile e all’impossibile da darmi l’illusione di condividerne l’età. Quel loro arricciare il naso e dondolare le gambe e provare a sedurti con il solo gioco degli occhi, mi incanta e mi disarma.

Adoro le mie coetanee, donne adulte e consapevoli della loro vitale importanza nel cerchio concentrico dello strato sociale ed etico al quale appartengono. Donne che sanno scegliere le parole giuste e le accompagnano con lo sguardo, la gestualità, il sorriso per dar loro consistenza e ineluttabilità.

E infine ammiro le donne più grandi di me. Beh, loro sono quelle che già sanno chi sono, cosa vogliono e chi desiderano frequentare, conoscono le leggi dell’uomo e sanno giudicarlo al primo sguardo.
Hanno occhi un po’ stanchi, forse, ma veri, attenti, pronti a capire ogni tuo tentennamento, sanno sorprenderti e riempirti la vita ed esaudire ogni desiderio prima ancora di averlo espresso.

Ne ho conosciute tante, di donne, e ognuna di loro racchiudeva un colore speciale. Brune, bionde, castane, dalle pelle chiara o scura, dagli occhi a mandorla, dalle chiome lunghe, lisce, arricciate. Donne espansive, lunatiche, creative, sempre incredibilmente sensuali.

Le ho amate tutte, una alla volta, ma finora non ho saputo ancora legarmi definitivamente a una sola, forse, mi dico, per non far soffrire le altre che verranno. E potrei raccontarvi tutto di ognuna di loro, descrivervi la linea delle loro spalle o il timbro di voce, o le manie e le debolezze e la luce che accende i loro occhi la mattina, ma ne sceglierò tre, che rappresentano, nel mio percorso di vita, i colori primari, le mille sfaccettature prismatiche del pianeta donna.

BLU

A 17 anni ero un giovane timido che non aveva mai avuto il coraggio di avvicinare una ragazza. Il mio miglior amico mi spronava continuamente “e dai ….su chi ti piace? Laura? Le vai vicino, la guardi negli occhi, e con un sorriso la inviti a uscire sabato sera. Che ci vuole? Vai, vai….”
E al mio ennesimo diniego, andava lui al posto mio cosicché, in pochi mesi, prima era uscito con tutte le ragazze che mi piacevano e poi mi aveva ragguagliato, con dettagli non richiesti, di quanto mi ero perso.
Poi durante la gita scolastica, Elena si era seduta vicino a me e, senza che io muovessi un dito, mi ero ritrovato poche ore dopo nella sua stanza oggetto di gradevoli attenzioni.
Elena era alta, imponente, con capelli lunghi nerissimi e gli occhi blu. Blu era il suo colore preferito e indossava capi quasi sempre di quel colore. Blu era il suo zaino, il suo cellulare, il suo braccialetto e blu è diventato il mio stinco, quando mi ha scoperto baciare con dedizione una biondina lentigginosa del mio corso extracurriculare di francese.

ROSSO

La mia lei di adesso, che frequento da un anno, si chiama Isa e ha la mia età.
E’ di altezza media, rotondetta, coi capelli lunghi rossi e ricci. E’ intelligente, brillante, spiritosa, dolce e tutti si chiedono come possa stare con me. Io rido a queste battute ma dentro mi faccio la stessa domanda perché la sua forza mi sovrasta e la sua sicurezza fa vacillare le mie certezze per aderire alla sua visione della vita.
Il rosso è il colore predominate in lei, nel brio dei suoi gesti, nelle tinte accese dei suoi abiti, nell’ira che sprigiona quando è arrabbiata. Isa mi abbaglia, mi confonde, mi ammalia e quel suo rosso mi toglie il respiro, lasciandomi inerte al suo saggio volere.

GIALLO

Perché ho scelto Andrea, in mezzo alle decine di donne che ho amato? Per il suo anticonformismo e anacronismo, forse scaturito dal dover portare un nome considerato, qui da noi, solo maschile.
Andrea era un punto di domanda perenne. Cambiava idea continuamente e su qualunque cosa, vestiva in modo originale, accostando con disinvoltura tessuti, colori e fogge di varia natura. Aveva i capelli corti, biondi con delle ciocche viola ai lati. Si truccava solo gli occhi, aveva la carnagione molto chiara ed era sempre sorridente e allegra.
Andrea era il mio sole attorno il quale giravo senza avvicinarmi troppo capace di esercitare su di me un’attrazione straordinaria.
Andrea ha dipinto di colore giallo l’estate del 1992, per tre mesi indimenticabili. Poi lei è sparita senza lasciare traccia e io per un po’ sono morto.

Oggi Isa ha provato a chiamarmi molte volte. Me ne sono accorto solo ora. C’è un sms: mi aspetta fra mezz’ora nel bar qui sotto.
Decido di scendere subito e sono perplesso. Stamattina era tesa, sì ora ricordo, non ha voluto che l’accompagnassi al lavoro né fare colazione con me.
E così mi assale un dubbio atroce: e se avesse deciso di lasciarmi?
D’altro canto Lella aveva troncato improvvisamente; e anche Marta, sì anche lei me l’aveva detto tra una frase e l’altra, quasi per caso.
Ma Isa no, non lo farebbe. Lei cercherebbe di capire, di risolvere insieme le cose, lei è ……diversa.

Quando entro nel bar Isa è già lì, seduta in un angolo appartato. Ha i lineamenti tirati e va dritta al punto.
“Ho anticipato la visita che avrei dovuto fare dalla dottoressa fra due settimane….”
“Sì” dico, cercando di ricordare a quale appuntamento di riferisse.
“”Sai non avrei mai immaginato, non sono più così giovane……quello che pensavo fosse un normale ritardo legato all’età, beh in effetti…..è un bambino……….”
Per fortuna sono seduto.
Isa ha il volto acceso, gli occhi lucidi, lo sguardo meraviglioso.
Aspetta una mia reazione cercando di indovinare i miei pensieri.
La guardo e non vedo più solo una tinta rossa intorno a lei, ma noto improvvisamente che il suo essere brulica di mille sfavillanti diversi colori. Gli incredibili, meravigliosi colori delle donne.
Commosso, le stringo forte la mano. Adesso so che sarà per sempre.

Cinzia Bordon


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