Il grande sogno

di

Gilberto Galli


Gilberto Galli  - Il grande sogno
Collana "I Salici" - I libri di Narrativa
14x20,5 - pp. 140 - Euro 11,00
ISBN 979-1259510266

eBook: pp. 110 - Euro 5,99 -  ISBN 9791259511300

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In copertina e all’interno illustrazioni di William Rossi


PREFAZIONE

Quando un autore trova una strada che gli è congeniale persevera. E fa bene. Soprattutto se la formula si arricchisce nel deciso passaggio dal racconto breve a un respiro narrativo più lungo, declinato in capitoli. È quanto ci propone Gilberto Galli in questo suo nuovo lavoro. Ancora una volta ci immergiamo in un mondo onirico, stavolta anticipato da un titolo che paradossalmente proprio nella sua esplicitezza dischiude ogni spazio alla fantasia. Pur muovendoci con disinvoltura nello spazio e nel tempo, non veniamo abbandonati nell’irrealtà. A Parigi dove ci ritroviamo dopo che il vento ci aveva recapitato una criptica lettera e avevamo compiuto un grande salto in Centovallina o Vigezzina che dir si voglia, Rue d’Artois c’è davvero, e un giornale dal nome “Le populaire de Paris” veniva effettivamente pubblicato dal 1916 come organo socialista internazionalista. E se in un racconto scritto in questi primi mesi del 2020 fa capolino anche qualche accenno all’influenza spagnola che ha colpito il mondo intero tra il 1918 e il 1920, nessuno ne resterà meravigliato. Così chi ha letto i “5 Racconti per le notti d’inverno” ritrova, come una vecchia conoscente, il personaggio di Mèlodie (ma qui con il nome alla francese). D’altronde, è l’autore stesso che propone puntuali rimandi all’improbabile viaggio attraverso diverse epoche compiuto nei racconti brevi. E allora qui si intrecciano momenti riflessivi, esistenziali ed episodi esilaranti di sapore surreale che conferiscono ad una narrazione piacevolmente fluida e priva di funambolismi linguistici uno spessore letterario imprevedibile per un formato brioso come questo. L’assenza di una connotazione precisa, descrittiva dei personaggi ne accentua la funzione veicolante che li esime dall’essere carne e ossa per indurci a concentrarci sulla loro, e anche nostra, ricerca del senso.

Leggere può essere faticoso o piacevole, impegnativo o divertente, qui prevale la cifra della sorpresa. E questo non tanto per le bizzarrie di un sogno, ma per quei fantastici racconti di Penny incastonati come gemme in un monile. Qui è già l’articolazione sintattica e la resa formale che ci avverte di un cambio di registro, da cui traspare un’inquietudine che interroga e che fa i conti con un passato che no, quello no, non lo recuperi rifugiandoti in una dimensione onirica, e c’è da dubitare che “basterà chiamare a raccolta tutti quanti i miei sogni” perché “il nemico ritornerà, oh se ritornerà, e sarà ancora più forte di prima”. Ma l’atroce schianto di Gucciniana memoria non può non giustapporsi ad Acquaria di Alexa, alla rifioritura del ciliegio, al ritorno dell’estate con i suoi dolci frutti. Come Momo di Michael Ende sappiamo che gli uomini grigi ci rubano il tempo. Ma ora sappiamo anche che può essere molto intrigante e avvincente farci prendere per mano da un autore come Gilberto Galli per visitare la casa dei nostri sogni. Così possiamo forse scoprire che i sogni non hanno casa, ma come il vento i muri, anche quelli mentali, li abbattono per soffiare via, lontano dal nostro mondo, gli uomini grigi per dare spazio al colore, alla libertà, alla fantasia.

Peter Schrembs


Il grande sogno


PERSONAGGI

Mélodie
Due viaggiatori
Cristal (bisnonna di Giselle)
Una signora con la figlia
Madame Eleanor
Ragazza Indiana
Pubblica accusa
Un giudice
Avvocato difensore
Signora Penna Stilografica
Penny (alias Terranera)
Il cavaliere
Un arbitro
Un’amica
Capitan Terraferma
Jenny (alias Terrarossa)
La Principessa
Lo scrittore
Un controllore
La donna indiana centenaria
Bambino indiano con flauto
Bambini indiani
Giselle (pronipote di Cristal)
Un cameriere
Capitano del dirigibile
La donna misteriosa
La signora Lucille (proprietaria della pensione del paese in bianco e nero)
Un detective in borghese
Agenti in uniforme
L’antiquario
Estrella (la stella cadente)
Alexa di Acquaria
Tutti i marinai del brigantino di Terraferma


Lettera da Parigi

Dal punto in cui mi trovavo riuscivo a vedere tutto quanto, o almeno tutto quello che riuscivo a vedere da lì, in quella tiepida giornata d’autunno seduto su quella panchina in cima a quel promontorio ascoltavo il rumore del silenzio, e il fruscio delle foglie, respirando il profumo dell’aria di quella tiepida stagione. Alle mie spalle un ciliegio accarezzato dalla brezza del tramonto faceva cadere qualche foglia che si posava dolcemente a terra, mentre un po’ più in là un simpatico scoiattolo con due noci in bocca mi guardava incuriosito, poi con un balzo saltò su di un albero e in men che non si dica aveva già raggiunto la cima; mentre il lampione situato alle mie spalle proprio all’inizio del sentiero si era appena acceso, rilasciando un alone intorno a sé quasi magico, piano piano stava calando anche la sera, e si stava via via facendo sempre più buio, e anche l’aria si stava leggermente rinfrescando; improvvisamente una folata di vento depositò una busta ancora chiusa davanti ai miei piedi, la raccolsi e subito notai che era priva di indirizzo, ciò rendeva il tutto più intrigante rendendomi ancora più curioso, nell’angolo in alto a sinistra della busta c’era scritto solo il mittente “Mélodie, Rue d’Artois, Paris”. Chissà per quale curioso motivo il vento mi aveva voluto recapitare quella busta!? La aprii ed al suo interno vi trovai solo un foglietto piegato in due, in alto a destra c’era la data “Paris, octobre 1919” e subito sotto una scritta che voleva dire tutto ma anche il contrario, “À mon cher ami. Mélodie”, nient’altro, un foglio quasi totalmente bianco, ma non volevo buttarlo; era tutto così strano, misterioso e intrigante, così mi infilai la busta nella tasca della giacca e mi avviai verso casa; quella sera la passai a guardare e riguardare quella busta misteriosa, chi mai poteva essere stata questa Mélodie? E chissà chi era il destinatario di quella busta? E poi perché dopo cento anni era arrivata tra le mie mani ancora chiusa, come se fosse appena stata scritta, forse questa Mélodie per qualche motivo a me sconosciuto non aveva fatto in tempo a completare la lettera e scrivere l’indirizzo! Quante domande, troppe domande senza risposta, se mi fossi recato a Parigi sarei potuto andare in quella via, ma erano passati ormai cento anni, chi mai si sarebbe potuto ricordare di lei? Molto probabilmente nessuno! Dopo cento anni, chissà quanta gente era ormai passata in quella strada e in quelle case! Quella notte fu un lungo sonno agitato, sognando e risognando Parigi, prendendo e perdendo treni e corse in metropolitana, il tour Eiffel, l’arco del trionfo e Champs Élysées; poi nel sogno, mentre mi trovavo ad ammirare lo scorrere lento della Senna, mi sembrò di udire la voce in lontananza di una donna che mi stava chiamando! Il mattino seguente non avevo alcun dubbio dovevo assolutamente recarmi a Parigi. Così preparai la valigia, scesi in strada e presi l’autobus per recarmi in stazione per prendere la Centovallina che mi avrebbe portato fino a Domodossola, poi da lì avrei proseguito il mio viaggio fino a Losanna, per poi recarmi con un altro treno fino a Parigi. Arrivato in stazione feci il biglietto Locarno/Domodossola, salii sul trenino che la carrozza era ancora deserta, pertanto mi scelsi il posto che al momento reputai migliore, vicino al finestrino, volevo stare comodo visto che quella prima tratta del mio viaggio sarebbe durata almeno due ore.


Il grande salto

Il trenino partì puntuale come previsto dall’orario, anche perché non c’era alcun motivo per partire in ritardo, oltre a me erano salite altre due persone; era una splendida mattina d’autunno e gli alberi si stavano colorando di giallo, rosso e arancione. Mentre il cielo si era vestito con il suo azzurro più elegante; mentre il trenino si arrampicava sulle montagne osservavo tranquillamente quello splendido panorama, quando, ad un certo punto, attraversando una galleria mi accorsi che dalla tasca della mia giacca usciva una luce, il mio primo pensiero andò al cellulare, invece no, era quella busta misteriosa recapitatami dal vento il giorno prima, che si era illuminata di un azzurro fosforescente, la tolsi dalla tasca e tutta la carrozza venne pervasa da quella luce, una volta usciti dalla galleria mi accorsi che la carrozza sulla quale stavo viaggiando non era più la stessa, ma era molto più vecchia con ancora i sedili in legno, mi guardai intorno alla ricerca degli altri due viaggiatori, ma mi accorsi di essere rimasto solo, le altre due persone non c’erano più, erano sparite come se oltre a me non fosse mai salito nessun altro; era un fatto veramente inspiegabile quello che era successo, anche i vestiti che indossavo come anche il mio bagaglio non erano più gli stessi, era come se avessero subito una trasformazione una specie di invecchiamento, controllai nelle tasche e il cellulare era sparito, allora controllai i documenti, quelli per fortuna c’erano ancora anche se molto diversi, la foto infatti non era più a colori ma in bianco e nero, e mentre li stavo rimettendo a posto mi scappò l’occhio sulla data di nascita, il giorno e il mese erano sempre gli stessi mentre quello che era cambiato era l’anno, recava nientemeno che la data “1864” ben cento anni prima di quando ero nato, poi per fugare ogni dubbio su quello che mi stava accadendo controllai anche la data sul biglietto del treno, e di fatti non mi stupì più di tanto quando lessi: data di emissione “12 ottobre 1924”, controllai per scrupolo anche il portamonete e scoprii di trovarmi in possesso di vecchie lire e vecchi franchi Svizzeri e Francesi degli anni ’20! Con mille domande senza risposta che mi ronzavano nella testa, guardavo oltre il finestrino e osservavo il lento passare di stazioni e paesi che sembravano avere fatto un salto indietro anche loro di cento anni, sulle strade, alcune ancora in terra battuta, passavano solo carrozze trainate da cavalli; dopo un viaggio durato più di due ore arrivai a Domodossola, dove avrei dovuto prendere il treno per Losanna, ma le coincidenze purtroppo non erano ancora come quelle che ci sarebbero state in futuro, quindi mi toccò aspettare per poter prendere il primo treno per Losanna. Seduto al tavolino di un bar bevendo un caffè osservavo la gente passeggiare per strada, biciclette e qualche automobile “d’epoca” almeno per me, attraversavano quella piazza, e in quel via vai di persone arrivò anche l’ora di partire per Losanna, il biglietto l’avevo già acquistato quindi potevo recarmi con tutta calma verso la stazione per prendere quel treno! Una volta salito presi posto, misi il mio bagaglio nell’apposito vano portabagagli e mi accomodai cercando di non pensare a quanto mi era accaduto, ma ad essere davvero sincero non era per niente facile, anche se avevo ancora molto tempo per riflettere prima di arrivare a Parigi. Una volta raggiunta Losanna avrei dovuto verificare se il mio viaggio avrebbe potuto proseguire o se avrei dovuto aspettare il giorno seguente, in tal caso mi sarei dovuto cercare una pensioncina dove passare la notte. Arrivai a Losanna che ormai era notte, e di coincidenze per Parigi neanche a parlarne, quindi dovetti per forza di cose cercarmi un albergo o una pensione dove passare la notte come avevo già preventivato! Mentre stavo cercando di capire in quale direzione mi sarei dovuto recare, una ragazza che non avevo notato prima mi stava osservando, e poi con passo lento ma deciso si avvicinò a me…
– Ciao, io mi chiamo Cristal, scusa se ti disturbo, ero sulla tua stessa carrozza da Domodossola a Losanna e ho visto che sei solo, e presumo che anche tu sia diretto a Parigi o sbaglio?
– Ciao, piacere, ebbene sì, sono diretto a Parigi anche io, ma a quest’ora non ci sono più coincidenze, non so dove andare e poi non conosco Losanna.
– Beh, allora siamo in due a non conoscere Losanna, ma abbiamo comunque due possibilità, restare qui in stazione e farci compagnia e magari prenderci anche un raffreddore, o cercare una pensione dove passare la notte!
– La seconda opzione mi sembra la migliore, ti confesso che passare la notte qui in stazione non è che mi entusiasmi molto, e poi vista la temperatura, come giustamente mi hai fatto notare tu rischieremmo veramente di prenderci un raffreddore!
Cristal annuì, poi si guardò intorno e sorridendo disse…
– Andiamo da quella parte, sento che è la direzione giusta!
Ci avviammo nella direzione indicata da lei e dopo cica cinquecento metri arrivammo davanti ad un albergo a quattro stelle, lei mi guardò e con sguardo un po’ deluso mi disse:
– No, mi sa che è troppo caro non credo di avere abbastanza soldi per permettermelo.
– Tu resta qui io vado dentro a chiedere.
– Buona sera, io e la mia amica siamo diretti a Parigi a trovare i suoi parenti, ma purtroppo a quest’ora non ci sono più coincidenze, volevamo sapere se avete a disposizione una camera libera per questa notte!
– Buona sera a lei signore, certamente, allora abbiamo a disposizione una camera doppia con bagno, poi un’altra doppia ma questa è senza bagno, oppure camere singole con e senza bagno!? Mi dica lei quello che preferisce…
– Doppia con bagno andrà sicuramente bene!
Chiamai Cristal che nel frattempo era rimasta fuori ad aspettare.
– Cristal vieni è tutto a posto ho preso una camera doppia con bagno.
– Forte, arrivo.
Ci recammo in camera, era molto bella e confortevole, con due letti separati, c’era anche una grande terrazza che dava sulla strada proprio sopra l’entrata, il bagno era molto grande con una bella vasca da bagno!
– Non ti disturba se approfitto e vado prima di te in bagno?
– No, fai pure, io intanto scendo a prendere qualcosa da bere!


Notturno

Quando risalii in camera Cristal era già andata a letto, e dopo essermi dato una rinfrescata mi infilai anch’io sotto le coperte, le augurai la buona notte e poi spensi la luce; ma dopo alcuni minuti mentre stavo cercando di prendere sonno, cosa per niente facile perché avevo mille pensieri in testa, Cristal cominciò a farmi domande.
– Ehi stai dormendo?
– No, ma vorrei tanto riuscirci, perché?
– Niente, volevo solo sapere tu da dove vieni?
– Da Locarno e tu?
– Anche io!
Nel sentire quelle parole accesi la luce e mi misi seduto sul letto.
– Eri anche tu sulla Centovallina oggi? E non hai notato niente di strano durante il viaggio?
– No, perché cosa avrei dovuto notare?
– No, niente torna pure a dormire.
– Adesso che mi ci fai pensare qualcosa di strano l’ho notata, mentre attraversavamo una galleria ho visto una luce azzurra provenire dalla carrozza dietro la mia.
– Nient’altro?
– No, mi dispiace, a parte quell’evento il viaggio è stato tranquillo.
– Quindi mi stai dicendo che il viaggio è stato tutto normale e tranquillo.
– Certo, perché non avrebbe dovuto esserlo?
– Perché tu ovviamente sei partita da Locarno il 12 ottobre 1924 giusto?
– Certo, ma che domande mi fai?
– Ferma lì, adesso ti spiego, sono partito anch’io da Locarno il 12 ottobre ma del 2019, quella luce azzurra che hai visto è la luce che mi ha portato nel 1924.
– Come? Cosa stai dicendo? 2019, 1924 ma cosa ti sei bevuto prima quando sei sceso!?
Così fu che iniziai con il raccontarle tutta la storia, lei seduta sul letto in silenzio ascoltava il mio racconto con sguardo allibito e alla fine, anche se con qualche riserva, mi credette e cominciò a tempestarmi di domande su come sarebbe stato il futuro, nell’esaudire il suo desiderio cercai di mostrarle un futuro senza troppi dettagli, evitando guerre e scoperte troppo futuristiche per quei tempi. Praticamente, a parte qualche caduta di tono dovuta alla stanchezza, restammo svegli tutta la notte a parlare.

[continua]


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