E forse non son soltanto parole ma alberi trasparenti

di

Lia Simonetti


Lia Simonetti - E forse non son soltanto parole ma alberi trasparenti
Collana "I Gigli" - I libri di Poesia
14X20,5 - pp. 52 -  Euro 7,50
ISBN 978-88-6037-8781

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In copertina: «Riflessioni di luna» quadro su legno – acrilico di Lia Simonetti


Prefazione

Tutti hanno storie da raccontare, diverse o uguali”, tra il dolce e l’amaro della vita: nel frastuono dei giorni che corrono veloci, tra le insicurezze che attanagliano, superando le paure che possono bloccare la mente quando il corpo “chiede attenzione”.
Ecco allora che la propria identità di “sorella moglie madre amica” si trova a misurare il gioco della vita, a volte, a filosofare, fino a definirsi “biologicamente vocata all’ispirazione”.
La poesia di Lia Simonetti possiede e conserva una naturale brevità ed esprime, in pochi versi, la sintesi di tutto ciò che è importante dire e sottolineare, mai perdendosi in inutili fronzoli.
Le emozioni vengono riportate con uno sguardo preciso e netto, unitamente ad una notevole capacità di alimentare, ai massimi livelli, gli affetti, i ricordi, le esperienze positive e felici ed i dolori della vita.
Nelle interpretazioni delle situazioni, “sospesa tra il quotidiano penetrante/e il desiderio del dopo”, entra nella “sua” carne e accarezza la poesia che si genera in un susseguirsi di emozioni che diventano un “incanto di sintesi”: le parole, fatali ed incandescenti, contaminano i “pensieri buoni”, come a navigare in un mare di parole che ricercano un punto d’incontro per raccontare la vita, trovando le “parole giuste” per esprimere al meglio la “curiosità esistenziale”.
E’ poesia d’impressioni, captate fulmineamente, che si incidono nella mente come quando i “segni” del vivere vengono fissati con attenzione e “impressi” mente e lo sguardo indagatore cerca, nei frammenti esistenziali, le possibili evidenze d’una costante lettura di questi significati con lo scopo di leggere l’“alterità” del proprio essere e delle manifestazioni della vita stessa.
Le poesie di Lia Simonetti sono quindi votate ad una sintesi genetica con versi brevi e diretti subito alla sostanza, intrise di essenzialità e viva sostanza: le visioni, ridotte ai minimi termini, volontariamente tese ad un rapido avvicinamento al nucleo, all’essenza del significato lirico.
E proprio in questa sintesi di visioni, lievi e mirabili, v’è la profonda indagine della realtà, l’intenso approccio ai sentimenti, la capacità di “entrare” con grande forza nei pensieri, nei ricordi, nei sogni, e, ancor più profondamente, nella percezione e nel significato della morte, “ultimo atto di solitudine” e “ritorno al primo lamento”.
Nell’assoluto silenzio, quando pervade il senso di solitudine, le antinomie risultano purificate nel “desiderio di simulazione” e scompaiono le contraddzioni attraverso la minimalità, fino ad un sentimento di compimento, di esistenza sublimata.

Massimo Barile


E forse non son soltanto parole ma alberi trasparenti


E continuo
a ragionare di te
e
con te
nell’assoluto silenzio,
il volto
le mani di tanti,
telegenici turisti eccentrici
che portano lava
e
tengono lapilli
e
con le cose con te
le cose riannodo.


E come se
il corpo sfinito
lieve
si segnala
chiede attenzione
e
violenta le forme
e
atterra a sera.


Tuoni,
frastuoni,
sillabe,
urla,
affiancano doveri ordinari
e
contaminano
i pensieri buoni.


Sfiancata
all’impersonale
naviga in un letto di verbi
e
allora
dopo
c’è la vigna da legare.


Fissano
corrono
i fari
nello sfondo grigio
e
frenano ai semafori attaccati
all’asfalto
ululano solitudini corali
mitigate dal solo buonasera.


Ci sono gli occhi
di chi ha scampato la morte
ed ha visto morire,
occhi che guardano
lievi e divoratori
con le mani incrociate
e la bocca a virgola.


Ciao,
matrice
o
madre unica
parla
o
taci
rassegnata
i segni sono solo quelli ostentati.


Mai raccontare
finire dopo l’alba
e
tematiche arzicocolate
e
inventate per monografie
in vendita ai supermercati
ed anche ora con le mani storte,
è uguale il rossore senza memoria
e tenero, uguale, affiancato, interpretato
la giostra sfuma le luci, i colori e le espressioni,
mi fermo ad ogni giro
e
leggo l’alterità.


L’impossibile piange
pagato dall’affronto
legittimo, funesto e leale
e
poi vedi squarci di sole affrescati
ripetitivi per nulla incidenti sulla savana,
è fantasioso staccare le nuvole
e l’aria,
ma è l’odore di mirto
a mitigare la follia.


Arrivederci al gioco rischioso
Delle parole insipienti
e affrontato, noioso, ridente
il tempo è un programma TV.


Inutile concedersi ad
armi
ed
arti,
affaticate, lente,
io nel caos trovo le regole,
lesto,
lercio,
livido,
levantino
e
fermi la tenerezza è mia.


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